
Perché Atri
Atri è l'antica Hatria, città romana e prima ancora insediamento italico. Ha dato il nome all'Adriatico — o almeno così sostiene una tradizione consolidata — ed è rimasta per secoli il centro più importante di questa parte di costa, quando Silvi era ancora un pugno di case sul crinale.
Oggi è una cittadina di poche migliaia di abitanti con un centro storico intatto, pedonale, che si gira tutto a piedi in un pomeriggio.
La basilica e gli affreschi
La basilica concattedrale di Santa Maria Assunta è del Duecento: facciata in pietra chiara, rosone grande, campanile alto che si vede da tutta la valle. Ma la ragione per entrare è il coro.
Le pareti dell'abside sono coperte dal ciclo di affreschi di Andrea De Litio, dipinto nella seconda metà del Quattrocento: storie della vita di Maria e di Gesù, con una attenzione alla prospettiva e al paesaggio che ha fatto parlare di un «Piero della Francesca abruzzese». È considerato uno dei cicli pittorici più importanti del Rinascimento in Abruzzo.
Sotto la chiesa restano i resti di una grande cisterna romana, visitabile; accanto ci sono il chiostro e il museo capitolare.
I calanchi
Appena fuori dalle mura comincia la Riserva Naturale Regionale dei Calanchi di Atri: un paesaggio di argilla modellata dall'acqua, con creste affilate, guglie e valloni profondi che qui chiamano «bolge».
Ci sono sentieri segnati di diversa lunghezza. Il consiglio pratico è banale ma serve: sul crinale non c'è ombra, e dopo la pioggia l'argilla diventa scivolosa come sapone. Andateci la mattina presto o nel tardo pomeriggio, con scarpe che tengano.
La liquirizia e il resto
Atri è storicamente legata alla liquirizia, coltivata e lavorata in zona da secoli: la trovate nelle botteghe del centro, in tutte le forme. È il souvenir più onesto che si possa portare via da qui.
Se ci tornate d'inverno, il giorno da segnare è l'8 dicembre: all'alba si accendono i faugni, fascine di canne portate in corteo per le strade fino al falò davanti alla concattedrale. Una tradizione che affonda in riti prelatini e che si è saldata con la festa dell'Immacolata.
Atri è a venti minuti
Tredici chilometri di collina separano Casa Ferretti dalla cattedrale di Atri: si va e si torna in giornata, con calma.


