
La leggenda
La tradizione racconta che nel Trecento una nave saracena depredò il porticciolo del Cerrano e che gli assalitori risalirono verso Silvi. Un giovane del paese, di nome Leone, prese una torcia accesa e corse loro incontro lungo il crinale.
Più avanzava, più la luce sembrava crescere e moltiplicarsi, finché i saraceni non credettero di avere davanti un intero esercito e, per non perdere il bottino già preso, tornarono al mare. Leone diventò il patrono, e il fuoco il simbolo della festa.
Il rito
Il ciancialone è una grande fascina di canne, preparata dagli abitanti del paese nei giorni precedenti. La sera della festa viene portata nella piazza davanti alla chiesa e sollevata con delle corde.
Poi il ragazzo più coraggioso del paese — che spesso, per tradizione, porta il nome di Leone — sale su una scala fino alla cima e le dà fuoco. La fascina brucia in alto, sopra la piazza, davanti a tutto il paese.
È un rito che ha attraversato i secoli quasi senza cambiare, e che tiene insieme la leggenda del santo e i fuochi propiziatori di primavera comuni a mezza Italia.
Quando
I festeggiamenti patronali si tengono ogni anno a fine maggio, con tre giorni di celebrazioni religiose, musica e intrattenimento in paese; l'accensione del ciancialone è l'appuntamento centrale, in genere in serata, nell'ultima giornata di festa.
Le date esatte cambiano di anno in anno: il programma viene pubblicato dal Comune di Silvi e dalla parrocchia nelle settimane precedenti. Se la vostra vacanza cade in quel periodo, vale la pena organizzarsi: è la sera dell'anno in cui il borgo è più vivo.
Come arrivarci quella sera
Il centro di Silvi Paese è stretto e in gran parte pedonale, e nella sera della festa il paese si riempie. Conviene arrivare presto, lasciare l'auto negli slarghi lungo la circonvallazione e salire a piedi.
A tre chilometri dalla piazza
Casa Ferretti è nella stessa collina: la sera della festa si sale in sei minuti e si torna a dormire nel silenzio.


